Lettura, Musica

Sonata con vista

Durante una serata d’estate, in una pensione italiana nei pressi di Firenze, una giovinetta inglese esegue la sonata op. 111 di Beethoven. Sarebbe stato interessante conoscere i suoi pensieri mentre, subito prima o subito dopo l’esecuzione, ma tutto ciò che è rilevante sapere di lei, in un momento preciso della sua vita, è che ha suonato quel pezzo. Ella apparteneva a quella borghesia inglese che avrebbe appoggiato l’Europa, o almeno l’idea di essa. Invece, essendo nata nell’epoca in cui erano appena stati introdotti i tram elettrici in Italia, la sua vitalità si esprimeva non partecipando al dibattito politico, ma nel riversare sulla tastiera di un pianoforte i suoi sentimenti. La musica esprimeva la sua essenza meglio delle parole. Quando infatti tempo dopo, ritornata nella natia Inghilterra esegue Schumann davanti al suo fiancé, lo fa non con la stessa passione che l’ebbe animata a Firenze, ma con distaccato garbo – infatti non sappiamo neanche quale sonata abbia eseguito. Dopo gli avvenimenti di Firenze, tutto in lei è cambiato. Musica e vita si intrecciano perfettamente nella vita di Lucy M. Honeychurch. Lei non va per musei come Mr Vyse, ma contempla il passato suonando le armonie e le dissonanze della sua anima, e così lo riattualizza. Beethoven non è mai stato tanto vivo come nelle mani di Lucy.

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