Lettura

Villette

È trascorso talmente tanto tempo da quando lessi Jane Eyre per la prima volta, e poi vidi il film, e poi rilessi il romanzo, che ora, di fronte a questo romanzo, l’ultimo scritto da Charlotte Brontë, mi sembra di conoscere di nuovo, e meglio, la qualità di scrittura dell’autrice.

La veste di Villette si presenta come un bel tomo di oltre seicento pagine, suddiviso in quarantadue capitoli e tre libri. In tanta abbondanza di pagine, in un così generoso profluvio di parole, si sofferma il lettore curioso alla ricerca di qualche libro interessante sulla condizione femminile, devono esserci per forza giochi tra due sessi, approfondimenti e passioni e scambi verbali che delineino delle verità di fondo sulla condizione femminile. E poi insomma, dopo essersi resi conto che la narrazione è in prima persona, e che la protagonista-narratrice è una donna, dev’esserci anche qualcosa di quella genuina essenza di femminilità che oggi sembra tanto essere sotto minaccia.villette-light

Sono felice di dire che di femminile c’è solo la persona che viene impersonata dall’autrice; e per di più sono stato felicissimo di costatare che nulla di essenziale vi è nelle debolezze e nelle virtù di Lucy Snowe. Ella è una fanciulla, poi una giovinetta, poi una donna, la quale diventa alla veneranda età di vent’anni… un essere umano. Le tappe della sua crescita si svolgono non seguendo le determinazioni che la società le vuole imporre, ma secondo il suo proprio giudizio.

Certo, in Lucy avviene a ondate continue lo scontro tra le due civiltà presentate continentale, francese, volubile, imperiosa e cattolica da una parte e quella inglese, protestante, riservata, garbata e controllata dall’altra, ognuna che guarda all’altra con sospetto. Ma Lucy è un’eroina che desidera conquistarsi l’indipendenza assoluta, o meglio, quella che noi con un termine ampiamente abusato chiamiamo libertà. Ella per ottenere il suo posto nel mondo deve mettere il riserbo tipico della sua educazione insulare a servizio delle persone che il Fato le metterà davanti; ma il suo carattere schivo, fermo e arguto a dispetto delle meschinità che osserva e che le verranno gettate sulla propria strada le guadagnerà il rispetto di ogni essere umano con cui si trova ad intrattenere rapporti interpersonali più calorosi di semplici conoscenze: la galleria dei personaggi nel cap. XXXIX è la ricapitolazione dei suoi sforzi e delle sue battaglie duramente vinte.

Ma cosa c’entra la storia di un’insegnante con la condizione femminile? C’entra con il fatto che nessuna essenza femminile può affermarsi dopo aver conosciuto Lucy Snowe: ogni cosa che fa questa modesta eroina è un’affermazione d’indipendenza, un grido di libertà. La sua non è un’ostinata e arrendevole narrazione di ricerca d’amore. Lucy ha conosciuto l’amore non corrisposto, l’amicizia, la malattia, la morte. È talmente cosciente di ciò che vuole che sa dare il giusto peso ai paletti della religione e delle convenzioni sociali. È molto più di una donna: è un essere umano che sa cosa vuole dal mondo; e l’amore è il punto di partenza del resto della sua vita, non il coronamento di un sogno fiabesco.

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