Cronache, Lettura, Linguae

I generi dell’Italiano

Ho alcune cose da dire sul volumetto numero 4 della collana L’Italiano prodotta in collaborazione tra Repubblica e Accademia della Crusca. Mi ero avvicinato al titolo pieno di speranze: accidenti, oltre alla banale diade sindaco e sindaca, nel titolo c’è anche la dicitura ‘il linguaggio di genere’, perciò oltre ai generi maschile e femminile già preannunciati in copertina, ci sarà spazio per gli altri generi. Ebbene, fui amaramente deluso già dal primo paragrafo della prima pagina:

negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli appelli a evitare l’uso sessista della lingua e a far sì invece che essa diventi strumento di parità e di riconoscimento di uguali diritti fra donne e uomini [corsivo mio]

Con buona pace di chi non è né donna ne uomo insomma, ossia di coloro che non si riconoscono né nell’uno né nell’altro genere. E infatti in questo opuscolo non si parla di abolire le discriminazioni verso le identità di genere qualunque esse siano, ma solo verso l’identità sessuale femminile, come viene spiegato cinque righe dopo:

[il sessismo linguistico] definisce gli usi linguistici che risultano discriminanti in base al sesso

Eccoccuàh.

Se questi sono i paragrafi introduttivi possiamo ben immaginare dove va a parare il resto: la disamina è rivolta a mettere in luce le dissimmetrie linguistiche che hanno caratterizzato l’uso della lingua italiana fin dall’ottocento nei confronti delle donne sia nei mezzi di comunicazione di massa sia da parte delle istituzioni, che in realtà hanno cercato di migliorare la situazione, e per tutta la durata della ricognizione si prende a modello le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua di Alma Sabatini, deputata che nel 1987 fu patrocinata pr questo lavoro dalla commissione per le pari opportunità della Camera.

È chiaro dunque che in questo volumetto non si affronta il tema della discriminazione linguistica dell’identità di genere, ma solo verso una identità sessuale: siamo nella dicotomia uomo vs. donna, maschi contro femmine. Di identità di genere non si parla affatto. Per questo sono rimasto abbastanza deluso: non si tratta di altro che di un manualetto che vuole esaltare la politica linguistica della burocrazia amministrativa, la quale pian piano negli anni si è adeguata a un uso non discriminante della lingua nei confronti delle donne.

È bene precisare che non trovo nulla di male in questo, anzi: ogni passo verso l’abolizione delle discriminazioni è una conquista importante che va riconosciuta e celebrata; l’intento di mostrare un indirizzo non discriminatorio da parte delle istituzioni statali verso le donne non può essere altro che lodevole. Ma compiuti questi passi, ce ne sono molti altri da fare dal punto di vista linguistico: oltre le identità sessuali, esistono le identità di genere come quelle trans* – fatto che nell’opuscolo viene completamente disconosciuto – e anche queste meritano un riconoscimento linguistico e quindi culturale nello spazio della lingua italiana.

Il problema è che non esistono solo uomini e donne, e soprattutto la lingua non dovrebbe discriminare a prescindere dall’identità, che sia sessuale o di genere. Ma il mio pensiero è che la lingua italiana essendo così pesantemente dicotomica nella concettualizzazione dei generi, non è facile pensare al di fuori di questa dicotomia.

differenzafraidentitc3a0digenereespressionedigeneresessobiologicoeorientamentosessuale

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