Diario

Anticipazione

Oggi sono tornato sotto i ferri: mi è stata asportata il setone che era rimasto per tre anni e oltre a drenare la fistola formatasi sul perimetro dello sfintere basso. Mentre scrivo queste righe sono ancora un po’ intontito dagli intrugli che hanno mescolato insieme all’anestesia, e l’effetto di rincoglionimento e buonumore che quella miscela ha suscitato in me è lo stesso che se avessi fumato cannabis. Ne consiglierei un po’ a tutti, tutti i giorni. Le braccia molli, che sembrano contenere tutto il mondo immaginabile, la mente che se ne sta vaga e accoglie tutti gli stimoli esterni con piacere e gioia mista un torpore, lo stesso che si avverte nello stato che precede il risveglio mentre il sole vi dà il buongiorno allungandosi dalla finestra alle pareti della camera in una fredda e luminosa mattinata invernale: è la migliore sensazione del mondo; è la sensazione di essere in una culla, che questa culla sia il mondo intero, e che essa non possa offrire che belle cose.

Sicuramente domani mattina tornerò a essere lo stesso scontroso quasitrentenne che trova consolazione nella solitudine, soprattutto dopo aver rimosso la garza di sicurezza che mi hanno applicato sulle chiappe ben depilate e con la consapevolezza di dover gestire da solo il mio processo di medicazione.

Ho cercato di distrarmi in molti modi durante l’attesa per l’operazione: ho letto qualche pagina di Swann, mi sono addentrato nel quarto canto del Furioso e ho ascoltato ben quattro sinfonie di Verdi – pur di non restare a parlare di pettegolezzi su gente sconosciuta con la figlia del vicino di letto e primo della lista ad aver subito l’intervento. Personaggio costui al cui nome risponde Peppino, tanto particolare in quanto con i suoi settantasette anni – nato il 13 luglio, giorno del mio onomastico – è un berlusconiano accanito e uno di quei cittadini romani dei quartieri popolari che rappresentati in un opera teatrale, cinematografica credevo fossero una caricatura dello spirito romano – e invece esistono davvero! Ma il punto più alto e commovente della storia di quest’amabile personaggio, circondato per tutta la giornata da almeno due figli e in generale dalla sua famiglia chiacchierona e fin troppo caciarona per il mal di testa che m’aveva assalito a metà pomeriggio, questo punto fu raggiunto quando iniziò a raccontare di quando bambino assistette allo sbarco degli americani a Anzio, con dolci, caramelle e sigarette. Mi sembrava di ascoltare la voce dell’autore de La ciociara che leggeva proprio quella storia.

Ma dopo l’arrivederci e gli auguri reciproci di tante cose, entro in sala operatoria. Staziono lì per una mezz’ora buona e tra i questionari dell’anestesista e le battute ironiche e frettolose delle infermiere di sala, mi appare davanti quell’infermiere che avevo adocchiato e che ovviamente non mi aveva degnato di uno sguardo fin dalla visita di preospedalizzazione. Cerco come posso di flirtare attraverso le cataratte della miopia, ma l’unico obiettivo che raggiungo è rendermi ridicolo a causa della mia nudità coperta solo da una vestaglia. Allora rinuncio all’impresa (disperata in partenza, me ne rendevo conto) come qualunque paziente con un briciolo di amor proprio rimasto possa fare. Preferisco invece concentrarmi a rievocare il volto dell’infermiere Alessio che qualche ora prima era venuto a visitare il mio vicino di letto e che casualmente, all’entrare nella stanza, aveva rivolto un sorriso cortese al mio indirizzo. I capelli corvini di questa divinità apparsa nella stanza così all’improvviso formavano la cornice perfettamente intagliata del viso simmetrico, come solo una scultura dell’antichità greca poteva possedere, gli occhi ancora più neri abissali in cui erano certo contenute grandi riserve di pazienza, un accenno di barba che decorava le labbra rosee come pesche d’inverno e incorniciava i denti dritti e bianchi. L’armonia classica di un concerto per pianoforte mozartiano trasparì dalla persona di quel bellissimo infermiere, lasciandomi per quell’attimo senza fiato. Quando la Bellezza capita per caso al lato del proprio lettino mi sembra sia tanto più solenne avvenimento, in quanto colui viene a esercitare una professione al servizio dell’umano, e quindi a maggior ragione la bellezza ne esalta il principio di divinità incarnata, in un ambiente frenetico, asettico e quotidiano come un ospedale di provincia.

Ispirazione quotidiana: Anticipation

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