Lettura

Contro Sainte-Beuve

Il saggio di Proust in cui introduce degli elementi portanti della Ricerca viene presentato come una bozza incompiuta di un articolo in cui l’autore espone le sue contrarietà nei confronti del metodo di critica letteraria di questo critico francese. In questa edizione italiana viene presentato con una mole importante di note a piè di pagina, in cui vengono spiegate le motivazioni della ricostruzione operata dal curatore a partire dagli appunti proustiani. Diciamo che quest’edizione è tanto onesta quanto zelante nel presentare la ricostruzione del testo; per questo, di contro, non brilla per scorrevolezza di lettura. Ma un critico letterario o uno scrittore, il pubblico ideale cui pensava Proust, dev’essere allenato a letture con questa forma.

Quello invece di cui si può discorrere è il contenuto stesso delle argomentazioni proustiane: come di fronte a ogni opinione, si può essere in accordo o disaccordo, completo o parziale, con le idee espresse. Per quanto mi riguarda trovo che l’acclamatissimo metodo di Sainte-Beuve, che consisteva nel conoscere il contesto culturale in cui vive l’autore dell’opera d’arte, e in modo preciso dello scrittore, per dare un giudizio critico esauriente dell’opera d’arte stessa, abbia troppe velleità scientifiche. Così come l’opinione di Proust secondo la quale l’autore di un’opera d’arte letteraria è uno spirito completamente diverso, ma più profondo, dello spirito che si conduce nella vita quotidiana, mi sembra pecchi troppo di dualismo.

Riconosco infatti che così come lo scrittore nel momento della stesura dell’opera è solo con se stesso, quindi dovrebbe attingere a ciò che nel suo animo vi è di più profondo, allo stesso modo le circostanze presenti e passate, cronologiche, fattuali, concrete della sua vita, non possono non influire sull’opera cui si dedica, per il semplice fatto che l’anima è pur sempre influenzata dalle vicende del corpo, e con esso costituisce un’identità inscindibile e viva.

Per quanto riguarda l’ideale estetico di Proust invece, mi trovo perfettamente d’accordo con lui:

Questi volumi in cui abbiamo letto un’opera per la prima volta, sono come il primo abito in cui abbimo visto una donna, ci dicono che cos’era allora per noi quel libro, che cosa eravamo noi per lui. Cercarli è il mio solo modo di essere bibliofilo. L’edizione in cui ho letto un libro la prima volta, l’edizione in cui mi ha dato un’impressione originale, ecco le sole <<prime>> edizioni, le sole <<edizioni originali>> di cui sono amatore. Per me anzi è già sufficiente potermi ricordare di quei volumi. Le loro vecchie pagine sono così porose al ricordo che avrei paura assorbissero anche le mie attuali impressioni, impedendomi di ritrovare quelle di un tempo.

L’arte è quindi un ricordo che resuscita grazie alla bellezza.

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