Diario, Musica

Melodì speciale: Memento Pop

Will Young fu scoperto da uno dei primi spettacoli di talento all’alba del millennio: allora era un ragazzetto disinvolto – sembrava – e talentuosamente gaio che si era appena scoperto famoso, mentre io ero un bambino che ancora non aveva scoperto se stesso. Non so individuare precisamente il momento in cui uscì allo scoperto, ma quando fece furore facendo scoprire i Doors a milioni di adolescenti, che poi sarebbero diventati rocchettari a vari gradi e livelli, ricordo che la delicatezza della sua voce mi provocava sussulti e scossette in zone del corpo finora torpide.

Quattordici anni dopo, da qualche fotografia sulle reti sociali, qualche capello bianco s’affaccia in mezzo ai ciuffi mori, e il cambiamento, con barba e l’ispessimento dei tratti del volto, si fa evidente attraverso i lustri passati.

L’album che ho scoperto dunque è tanto più notevole in quanto, pur sotto la montagnola di aggiustamenti tecnologici e l’aggiunta di nuovi registri più gravi, ritrovo nelle canzonette il timbro lieve e voluminoso di una voce i cui armonici suonano ancora densi di significati che solo un bambino un po’ strano può ricevere.

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