Lettura

La ragazza di Bube

Mara conosce l’amore nei panni del partigiano Bube. Era una semplice quindicenne d’importanza mediocre nella famiglia, oscurata dalla presenza-assenza di Sante, il fratello maggiore trucidato dai nazisti; ma nelle quattro parti del romanzo, nelle duecento pagine del racconto Mara cresce, non solo anagraficamente, ma cambia talmente tanti stati d’animo, nel giro di poche righe che al torno di due pagine la vediamo abbandonare quello che era e diventare un’altra persona, una ragazza – oggi diremmo adolescente – poi una donna, il cui spirito cresce intorno alla figura presente-assente di Bube. Il fratello fantasma, il padre politicamente zelante, Bube l’amore misconosciuto e Stefano il filosofo: sono figure maschili quelle a causa o grazie a cui Mara si trova a cambiare se stessa. L’altro maschio, seppur vicino o lontano, forza la natura di ingenua ragazzina e la trasforma, cambiandone lo stato da libera a impegnata, nei sentimenti, nel lavoro e in politica. Ma Mara non viene sopraffata dalla volontà degli uomini: ella possiede in se stessa, già all’inizio della storia, una potente indipendenza acerba che grazie alle figure che le ruotano attorno – e quelle femminili: la madre, la cugina Liliana e l’amica Ines, sono tanto più patriarcali degli uomini – trova nella seconda parte del libro la forza e le ragioni di determinarsi: sceglierà da sola il suo percorso, dopo averlo attentamente considerato in toto, accogliendone le amarezze come le felicità.

Le descrizioni paesaggistiche nella secca prosa del narratore onnisciente acquistano una rarefatta bellezza. La storia della protagonista tocca gli argini, i torrenti, i boschi, le colline, le prode, le campagne, gli orti e le propaggini dei monti di uno specifico lembo di terra toscana, e tutto il paesaggio, seppur presente in brevissimi schizzi, partecipa alla sua storia. Il sole e la pioggia, indifferenti elementi naturali, dicono la verità sulle emozioni di Mara più delle poesie che l’innamorato Stefano le scrive. Non c’è nulla di ottocentesco, nulla di sbiaditamente romantico nel paesaggio metafora dell’animo di una ragazza in evoluzione: come l’animo di Mara è in continuo movimento e cambiamento, così è la natura tra Volterra e Colle. Una stagione rifulge, poi giorno dopo giorno il crepuscolo si abbrevia e la notte arriva presto, così che l’amore di Mara con i suoi turbamenti possa trovare libero sfogo. Il titolo è sapientemente fuorviante: la protagonista non è la ragazza di Bube; la protagonista è Mara.

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