Diario

follia collettiva

questa storia è molto semplice. è la storia di uno che non ha storie, che ha molti problemi psicologici e fisiologici e non riesce più a raccontarsi, se non attraverso il dolore fisico. i deliri della notte, quando l’intestino è più vulnerabile, sono gli unici momenti creativi di cui uno gode. qualcuno potrebbe definirla autocommiserazione, ma il tentativo di vedersi con occhi esterni aggiunge solo altro dolore.

brevi riflessioni su una malattia senza scampo, ma con poche possibilità di degenerazione. perdere peso ma non arrivare mai a un punto di non ritorno, è come un limbo dove fiamme ardenti lambiscono tutto il corpo, così che il supplizio si rinnova periodicamente.

nei giorni di carnevale, come questo periodo, le persone in buona salute cercano idee brillanti per travestimenti e maschere, coinvolgendo amici parenti amanti nell’euforia dei moderni lupercali. al contrario, persone che fisicamente attraversano un periodo impegnativo non chiedono altro che essere lasciate in pace, fuori da ogni frenesia culturalmente garantita. ma non è solo questo che mi lascia interdetto: storicamente, carnevale è una festa per coloro che hanno sempre giocato secondo le regole a cui viene concesso dai poteri sociali che regolano la vita individuale una volta l’anno di liberarsi della loro identità e delle etichette sotto cui sono vissuti per divertirsi senza inibizioni — oggi che siamo tutti conformisti questo è solo un modo di dire ovviamente; perlopiù la perdita di inibizioni viene causata dall’unico modo consentito dalla legge, gli alcolici.

per quelli che sono vissuti ai margini delle cose, che non hanno mai trovato un posto nella società cui adattarsi una volta per tutte, che hanno sempre trovato altri motivi per divertirsi e stare bene con se stessi, per i quali la società è solo un ammasso casuale di rapporti umani, non ha senso festeggiare un periodo di follia assurda, perché siamo ben consapevoli del fatto che tutta la vita, tutto l’anno viviamo e ci comportiamo secondo regole assurde. inoltre mi indigna il fatto che qualcuno o qualcosa di estraneo stabilisca il momento in cui è legittimo e appropriato liberare la propria follia. non sottolineerò mai abbastanza quanto sia paradossale cercare di delimitare la follia umana, gli istinti incontrollabili dell’inconscio in un preciso momento temporale: la follia è per definizione incontrollabile. perciò ribadisco che spetta a me, e me solo, capire quando mi è necessario uscire di senno.

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