Oltre gli ostacoli

anche la colonscopia è stata tolta di mezzo. quattro anni dopo la prima e un anno di ritardo rispetto ai tempi previsti per il controllo, ho bevuto l’intruglio lassativo il pomeriggio precedente – liscido come lo ricordavo – passeggiando per casa alla maniera di un’anima in pena – credo che il girone infernale di coloro che furono golosi in vita preveda proprio una pena del genere, bere eternamente un lassativo e non avere dove liberarsi l’intestino – e alla sera ero completamente sviscerato, nel senso che avevo dolore proprio là dove più mi deliziano – e come la prima volta neanche sono arrivato a consumare tre litri della pozione malvagia, ma ne ho ingurgitati appena due e mezzo, a fronte dei quattro prescritti dal dottore. ma ho passato l’esame lo stesso, e anche la notte, senza tanti inconvenienti.

la mattina non mi sembrava neanche di essere tanto vuoto. all’orario stabilito mi hanno fatto sdraiare sul lettino con le pudenda coperte da un lenzuoletto verde smeraldo, colore che tanta calma e fiducia sembra che mi infonda ogni volta, e poi non ricordo nulla fino al confusissimo risveglio, durante il quale mi è venuta la brillante idea di registrare un video e caricarlo su instagram, dove quattro persone l’hanno visto – mai! mai! mai maneggiare un apparecchio di registrazione con internet quando si è sotto l’effetto di anestetici e rincoglionenti vari – poi pian piano sono tornato a casa e dopo aver bevuto una tazza di tè mi sono addormentato e risvegliato due ore dopo con la sensazione di aver sognato per tutto il tempo del primo risveglio.

magnifico il modo in cui un medicinale chiamato diazepam (di cui sono venuto a conoscenza grazie alla mia nuova ossessione telefilmica, grace e frankie) può annebbiare la memoria a tal punto da farne evanescere la consistenza rendendola di fatto lieve come un sogno. ora devo solo attendere il prossimo mese per avere i risultati della biopsia e capire se il dottor Gastoner mi sospenderà la terapia endovenosa oppure continuare ad autoimporsi la mia presenza in quella stanzetta delle infusioni come un male necessario.

non riuscivo a concepire che potessero sorgere altri giorni dopo quest’esame. eppure sono arrivati, sono qui, la vita è andata avanti. il brutto non è l’esame stesso, che neanche senti, ma la purga che devi affrontare il giorno prima. odio che qualcuno o qualcosa che non sia io stesso decida cosa può o non può stare dentro la mia pancia.

poi due giorni dopo sono andato alla festa di compleanno di mia nipote ormai seienne, e lì, davanti a tanti giochi, scivoli, castelli e reti gonfiabili di dimensioni innecessarie, riflettevo sui miei propri compleanni di quando avevo la stessa tenera età. era bello non festeggiare il compleanno perché dio non avesse voluto che mi trovassi al centro dell’attenzione al momento di scartare i regali: il fatto è che il mio unico desiderio era una bambola di Barbie o di Sailor Moon, mentre i pacchetti quadrati avrebbero sempre rivelato al loro interno macchine, camion, costruzioni e supereroi mascherati da pipistrelli, ragni e altri mostriciattoli dai colori più ripugnanti. Al contrario, gli sgargianti colori rosa, arancio, rosso, bianco e le infinite sfumature di azzurro di cui erano vestite le Barbie e le loro casette di sogno sembravano infondermi una felicità tanto meravigliosa quanto irraggiungibile.

Parliamone

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