Blogging, Racconti

Decantato

Quindi stavolta volevo chiamare la signora che diceva di volermi tanto bene, mi aveva esortato Giunone. Ma forse aveva dimenticato il telefono al piano di sopra, e lei era scesa in giardino a gustare la fresca brezza nel tramonto, oppure era distesa sul letto a riposare e non aveva sentito gli squilli perché si trovava in quella fase del sonno più profondo da cui… si era risvegliata all’improvviso e il mio telefono s’era illuminato. Forse la sua voce lontana pochi chilometri affettava appena la gentilezza di un tempo, quando ero nelle sue grazie laborali. Mi venne l’improvviso impulso di andare a visitarla nella villa in cui alloggiava ogni primavera. Le giornate passate nella sua piccola e confortevole auto grigia ad attendere che sbrigasse le commissioni più comuni e le più stravaganti, quelle non le avevo dimenticate; era inutile ora giustificarmi con debolezze corporali. Era tempo di ritrovare i suoi occhi che sviavano lo sguardo, i solchi sul suo viso affaticato dalle migliaia di sigarette, l’aristocratica e vellutata sintassi del suo linguaggio. Ora che erano libere dalla fatica fisica, potevo celebrare i giorni al suo servizio come una felicità cui ora non avrei mai voluto scampare: un passato d’oro a fianco di una signora del passato, la cui amorevole solitudine che aveva condiviso con me nei racconti delle sue vite passate mi mancava al presente come il conforto che solo una nonna può colmare.

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