Diario

l’incubo

le tre di notte, e in camera oleggia uno strano odore. gli occhi si aprono, lenzuola e coperte vengono alzate dalle mani mentre gli occhi senza miglioramento cercano sul lato sinistro dove prima era visibile la pancia il presagio di quell’odore. ma sembra non esserci nulla, solo il sacchetto color carne attaccato all’epidermide.

non così cinque giorni fa. sul letto d’ospedale, con solo addosso il camice di coloro che sono stati tagliati e incollati di recente, il risveglio era stato causato dall’odore acido e dolciastro della gran quantità di umore corporale che dal nuovo centro del sistema creato artificialmente era così abbondante che aveva strappato la placca del sacchetto e si era riversato per tutto il letto.

erano stati fatti progressi, piccoli costanti progressi, alle sette e un quarto del tredicesimo giorno. ma l’angoscia del nuovo stato delle cose dominava sul cuore e sui sensi. l’ileostomia è una ferita aperta, uno sfintere nuovo sul mondo.

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