Diario

Un’altra giornata mondiale

All’incirca a partire dalle ore 10.45 di sabato 7 ottobre 2017 dell’era volgare, fu portato a termine da parte di uno qualunque dei settecentodiciassette pazienti in cura nell’ambulatorio speciale dell’ospedale Campomarte, il quale viveva dalla struttura pubblica a circa ottanta miglia, non senza una buona dose di imprecazioni, il primo tentativo assolutamente autonomo di quell’individuo di cambiare la borsetta vecchia con una nuova. Nella stessa giornata, a migliaia di miglia dall’abitazione del paziente B in varie nazioni oltreoceano, prendono avvio raduni e iniziative di poca risonanza nei mezzi di comunicazione di massa che celebrano la complessa condizione di stomizzato. Da Perth a Toronto, centinaia di persone che hanno sofferto, soffrono e soffriranno ancora a causa delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI per amor di brevità) cercano di alleviare la propria pena condividendo la loro storia con chi vorrà ascoltarli. Chi scrive è proprio quel paziente B; vuole raccontare la sua storia in modo facile e comprensibile, ma incontra difficoltà a trovare le parole. In primo luogo perché le MICI hanno poco a che fare con le parole e molto a che fare con i gesti e le sensazioni; posso spiegare i procedimenti e le cure a cui ci si è sottoposti, ma nella storia clinica di B questa è solo una metà della verità. L’altra metà assomiglia di più a un romanzo, tanto le emozioni e i sentimenti ne prendono parte. Ma in una malattia come questa, almeno per quel che ci riguarda, quando si ha a che fare con i dottori, le intuizioni sensibili hanno nessun valore. Per esempio, il fatto che tale paziente B sia riuscito a superare l’avversione verso la sua nuova condizione di invalido e a controllare autonomamente il buon mantenimento dell’intestino che ora termina sul lato destro della parte inferiore dell’addome invece che nello sfintere anale come qualsiasi altro individuo ‘sano’, tale conquistata microautonomia a prezzo di notti insonni e veglie preoccupate è un valore buono per l’altra metà della storia. Qui si prova a delinearla in modo lucido, a posteriori, dopo aver assorbito gli incidenti di percorso e le difficoltà interiori ed esterne e aver ricomposto gli elementi nella memoria; là, nello spazio sociale, interverranno le regole degli atti comunicativi ad organizzare un riassunto della storia, in modo che il conoscente che chiede notizie sia rassicurato nella propria compassione.

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