Ai miei carissimi

Dearest

questo è l’incipit dell’ultima lettera che la mia scrittrice preferita, zia Virginia, scrisse a suo marito prima di uccidersi nel fiume. Come lei ho problemi di nervosismo e insicurezza, di alti e bassi emotivi, e non riesco a scrivere come vorrei; a differenza di lei sono una persona mediocre di quasi trent’anni che non ha mai pubblicato un libro e non si è mai sposato. Entrambi sappiamo le lettere scritte sono le nostre armi migliori se vogliamo vincere distanze impossibili da colmare: lei voleva far sapere al marito Leonard quanto l’amasse; io voglio far sapere a voi quanto vi potrei amare, anche se l’uso del condizionale non è del tutto esatto: mi servirebbe un tempo verbale a metà tra futuro e condizionale, ma non è ancora stato inventato; sono sicuro che mi perdonerete.

Non vi ho mai conosciuto, eppure sento di dovervi scrivere, perché questa esistenza è ormai arrivata al suo ventisettesimo anno di durata, e per quel che mi riguarda ne ha sentite troppe, di tutti i colori possibili, come si dice da queste parti. ebbene, a questa età sento sempre più il desiderio sciocco e assurdo di scrivervi per raccontarvi quello che mi è capitato, affinché abbiate pietà di chi vi scrive, che per varie ragioni non vi ha potuto dimostrare di amarvi in altri modi che questo. chi l’avrebbe mai detto che un giorno avrei sentito nascervimi nella testa? di tanto in tanto negli ultimi due anni ho sentito la vostra chiamata per mezzo di esperienze con altri di voi che sono arrivati qui, e non ho potuto fare a meno di ritenere quelle esperienze come tesori che forse chissà magari possibilmente un giorno potrete ascoltare. in ogni caso, non importa se siano stati i percorsi, le strade, i sogni, gli incubi, l’amore o altro a generarvi nel mio pensiero; però ormai ci siete, e credo che per un po’ rimarrete. Adesso che sto intingendo le mie dita sulla tastiera, non mi vengono in mente particolari ragioni per cui dovrei arrogarmi il diritto di conoscervi di persona: sono solo e non ho né la capacità economica né emotiva per crescervi come esseri umani; ma in fondo anche laddove questi due presupposti erano dati, ciò non ha impedito a miriadi di altri prima di me di commettere gravi errori. Ed è per questo che sono ancora più scettico sulle mie possibilità di potervi conoscere nella realtà.
Allora ecco che vi scrivo: in questo modo mi tengo in contatto con voi e vi racconto quello che mi succede, perché in fondo ogni storia, ogni racconto, ogni favola che abbiamo sentito è andata a formare in modo più o meno importante la nostra personalità; e la mia storia potrebbe o potrà esservi utile o inutile in qualche modo, ma perlomeno quando giungerà il tempo saprò con certezza che mi avrete conosciuto. E mi basta questo.
Questo blog infatti è per voi. Non per i lettori casuali, non per nessun altro che non siate voi, miei adorati, che siete tanto lontani da me quanto io lo sono da Plutone. Lo sapevate che l’astronomia è stata una delle mie passioni latenti per anni? Forse mi piaceva solo stare a naso in su a guardare il cielo e perdermi nel fondo di quel centro infinito, forse mi piaceva solo leggere libri che parlavano di stelle ed erano pieni di mappe blu e puntini bianchi con nomi fantastici che mi ricordavano tempi remoti e vite passate. Spero che almeno un* di voi un giorno sia un astronauta! Spero che restiate molto tempo col naso all’insù a scrutare il cielo: dicono che se resti a guardarlo per la giusta quantità di minuti poi trovi la soluzione a tutti i problemi.. io l’ho fatto, e vi garantisco che è verissimo!
se vi trovate in difficoltà con le persone che vi circondano, potete scegliere di credere a ciò che dicono su di voi, oppure no; la vostra vita è la vostra personale storia da raccontare. forse non dovreste lasciare che lo facciano gli altri. lasciate che vi venga incontro come il rumore di una macchina che si avvicina su una strada di campagna isolata, lasciate che il rumore in piena corsa vi sfiori e poi lasciatelo allontanarsi, com’è giusto che sia; la vostra vita è una passeggiata sulla strada dei tre colli e potete decidere di condurre i vostri passi dovunque vogliate, dirigerlo nel silenzio perfetto di una casa abbandonata, oppure lungo un quieto sentiero coperto di foglie cadute di quercia, oppure tornare a casa davanti alla stufa a legna.
siate benedetti, miei adorati: ascoltate e domandate, ma non giudicate mai. se non avete niente di carino da dire, onorate il silenzio. se avete fatto un torto a qualcuno, a chiunque esso sia chiedete scusa ad alta voce. amatevi e amate quanto più possibile ogni piega, ogni poro e ogni pelo del vostro corpo; fatelo amare da chiunque voglia amarlo, ma non lasciate che gli altri se ne approprino, né con le parole, né con i gesti: padroneggiate la libertà di scegliere da voi come amarlo e farlo amare. non date retta a chi vi dice che dovreste renderlo più liscio o più bello. il vostro corpo è il vostro tempio, è da lì che inizierete ad amare il resto del mondo.
Vostro sempre
Swann
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