CollegaMenti #5

Sull’apologia del fascismo

… e i vincoli della libertà

Una risata vi consacrerà: non è una chiesa per celiaci

Budda e l’anima

L’orgoglio di normali corpi imperfetti

Cosa resta della letteratura negli anni dieci

[EN] Sugli abusi online del potere

Bonus:
è bello sentirsi insignificanti (questa è una chicca)

 

 

Grammatica dei Post

cos’è un post? un pezzo di scrittura digitale.

cos’è un post perfetto? un post perfetto è un pezzo di scrittura digitale che ha acquisito una forma ideale. un post perfetto assume le sembianze di un predicato verbale transitivo, che dall’autore-soggetto passa al testo-predicato, il motore dell’azione. dalla chiave alla partenza. quindi, grammaticalmente, un post perfetto è un’azione che l’autore ha portato a compimento i cui effetti si ripercuotono sul presente, se ci atteniamo ai principi della grammatica. in analisi logica invece, i profeti reticolari del Socialmidia, il nuovo campo di studio dei testi digitali, hanno definito cinque caratteristiche che un post perfetto deve presentare

  • semplice
  • inaspettato
  • autentico
  • emozionale
  • catartico

alcuni studiosi della Netichetta preferiscono elencare solo le prime quattro, in quanto la catarsi non è considerata una caratteristica internautica, ma cognitiva. in ogni caso l’effetto del testo – che al suo interno può comprendere altri elementi multimediali e a sua volta altri testi la cui forma ridottissima si apre su un’altro piano (i collegamenti) proprio come i vecchi predicati verbali possono essere composti in locuzioni, sebbene i collegamenti abbiano la capacità di moltiplicarsi all’infinito – l’effetto del testo sul lettore varia a seconda dei gradi di perfezione di ciascuna delle quattro caratteristiche primarie. diciamo quindi che il post è tanto più perfetto quanto più semplicità, inaspettatezza, autenticità ed emozionalità sono perfette; il corollario di questa regola è che un post perfetto non può essere virale a prescindere da questi elementi.

giova sottolineare che la struttura di un post perfetto è uguale in tutte le lingue: non v’è limite di linguaggio a un post perfetto, anche se quello che più si accorda alla forma ideale è il Simplese. Siccome è in gioco il significante e solo in seconda battuta il significato del testo, è importante che la forma articularis sia ben piantata nella sintassi reticolare, insomma che i periodi siano compresi tra le due e le tre parole, senza interiezioni e pochi determinanti; è imposto divieto assoluto, pena l’esclusione dai motori di ricerca, l’uso dell’obsoleto e puzzolente punto e virgola. Infine il metalinguaggio dei post non può che trovare compimento nella parola stessa: post è l’unico sostantivo che deve designare ciò di cui abbiamo appena detto (articolo, lettura e simili non sono accettabili dai profeti reticolari).

A concludere questa breve ricognizione, un esempio di post perfetto (in inglese).

La viralità invece trova causa efficiente nella forza – dal lat. VIS, ROBORIS – e soprattutto nella quantità con cui si allarga la diffusione tra i profili della gente comune; difficilmente si troveranno post perfetti virali sulla bacheca di uno scienziato o di un intellettuale autentici – figure di cui diffidare poiché organicamente incapaci di contagiare.

fonte

Vacanze

Assaporare le vacanze, qualunque cosa s’intenda con la parola, non è un’impresa troppo complicata in fondo: si tratta di riposo e meditazione, in sintesi, nevvero? Per quelli invece che hanno famiglia e figli sarà invece la vita di tutti i giorni spostata solo di alcune distanze verso una località di mare. (L’avete scelto voi di mettere su famiglia, no? avete voluto la bicicletta, e mo pedalate) (un’altra volta scriverò un rantolo sul totalitarismo di google che cercando un termine generico come vacanza, nel reparto immagini mostra per un bel pezzo solo immagini di spiagge assolate e donne con una certa conformazione fisica in costume).

Ma la vacanza viene dal lat. vacantia e in prima battuta designa quel periodo di inattività di una carica istituzionale o da un ruolo ufficiale poiché non vi è chi la ricopre. Solo successivamente è venuto a designare il periodo di riposo dal lavoro. Quindi se volete dare alla vacanza il suo significato originario, dovete dimettervi dalla carica di genitori, genitrici, mogli, mariti, amanti, amici figli, figlie e così via, e assaporare un periodo di libertà lontano da tutto e tutti, in completo eremitaggio; dire per esempio: “per una settimana non sono più tua madre, arrangiatevi” oppure “per una settimana non sono più tuo nonno, fatti dare la mancia dai tuoi amici”, e così via. Questa forse sarebbe una vacanza un po’ crudele, ma tutti per dieci giorni l’anno dovrebbero aver diritto di spogliarsi delle maschere in cui sono tenuti il resto dell’anno, e fare un po’ come caspita pare e piace. Invece no. I ruoli sociali rimangono anche in vacanza. Sono così fusi nella nostra personalità che non potremmo rinunciarci. Fanno parte della nostra identità. Immagino che allora anche spogliarsi di altri aspetti della propria identità, come quella di genere, non sia proprio facile. Così come non è da persona civile consigliare a qualcuno di smettere di fare il nonno, così non è da persona civile consigliare (nei migliori casi) a qualcuno di smettere di fare la checca, o vestirsi come cazzpita gli pare e piace, o truccarsi come cazzpita gli pare e piace. Spogliarsi dell’identità di genere (smettila di fare la checca, smettila di fare il maschiaccio) è tanto violento da imporre a qualcuno quanto spogliarsi dei panni sociali.

quotidianamente

Un problema di moderazione

La richiesta di chiarimenti in merito all’advance share bottoni social bla bla è in attesa di moderazione, a differenza di commenti che elogiano e ringraziano e sono felici che questa nuova fitura o feature sia stata introdotta è veramente un passo avanti per l’umanità complimenti siete dei geni! e profusioni positive varie. dunque la mia problematizzazione deve attendere, mentre via libera, si scateni la gioia dell’accettazione entusiastica (e acritica, mi azzardo a ipotizzare). Complimenti costruttori di Parolastampa, mi avete illuminato gli occhi ancora una volta sui meccanismi che regolano questa porzione di rete; ero offuscato dalla gioia di scrivere che ho ritrovato, ora invece sono stato folgorato da questo piccolo particolare che poi non è proprio tanto piccolo. La moderazione, al contrario di quello che vantate, non è proprio il vostro forte. Incoraggiate a commentare, epperò commenti insightful, thoughtful e tutti i ful che avete sbandierato come necessità nelle guidelinea alla netichetta sono messi in attesa, mentre approvazioni e locuzioni equivalenti a pollici in su hanno la precedenza. paradosso.

Intervista breve a un bombo

Il bombo, un calabronaceo con il corpo più grosso e tozzo dell’ape, è un pasticcione inetto che fa tutto in modo sbagliato, o quasi. Soprattutto s’impappina se qualcuno si rivolge a lui. Sentiamo la testimonianza direttamente dalle sue antenne: <<Una volta m’impappinavo per divertimento; andavo di qua e di là e mangiavo i fiori e i colori che mi capitavano sotto la ligula. E anche con le altre persone ero così: parlavo di tutto e di tutto avevo un bzopinione, quindi le ali erano allenate a vibrare versi armoniosi. Poi, chissà perché, negli anni ho preso l’abitudine al silenzio e ora nelle conversazioni tra più persone quello che faccio meglio è ascoltare mentre mangio il polline dei pomodori.>>

quotidianamente