Il Tempo venduto

è qui il tempo misurato in pomodori,
frutto diventato tempio, divinità:
il tempo è pomod’oro
nell’eterno ritorno della terra,
di venticinque minuti tellurici.
un pomodoro, due pomodori, quattro pomodori!
quanto produci in pomodori?
quanti pomodori riempiono la tua vita? il tuo uichend?
a me è impervia l’onda di sugo
che diluendo gli intestini,
forma brodo ulcerante.
l’oro è il vello dei commerciali,
il tempo il regalo del capo
la pomo l’inganno dello sfruttato:
impiegate frutta al lavoro
per comprare denaro
mangiate approvazione
digerite timbilding.
far venditori di frutta digitale,
le foreste curando efficienti,
nel santuario di Cibermetra.
Non ha corpo questo mito,
vive di illusione, vi mente;
vive di analisi e obiettivi,
non di gelo, acqua e fatica.
Venite rinati e gettati ibridi
sulla maschera impersonale,
determinati a vendere.
vendere! vendere! vendere!

Una notte peggiore

siedo nell’assurdo sottocielo fresco

schiarisce argento di sopra la luna

un bagliore del tempo e del silenzio

ancora stupisco perché vivo e sento

qui sotto non c’è pace caro animo

solo troverai secca e sterile guerra.

che fai ancora seduta anima persa?

perché la tua materia non si rivolta?

ahi, povero cuore che intingi al male

dove posasti l’ali e prendesti fuoco?

cieco e sordo te ne vai sotto la volta

uno dei limiti che segnano la fine

di ogni piacere e sogno.

Nostra la notte

Nostra la notte da sopportare
Nostro il mattino,
Nostra la mancanza di felicità da riempire,
Nostra la mancanza di sdegno.

Qui una stella, là una stella,
Alcuni perdono la via.
Qui una foschia, là una foschia,
Poi – il giorno!


Our share of night to bear – E. D.

Rosso e nero

Anima mia, ti riscuoterai mai?
Di casi come codesto
Centinaia hanno perso, certo,
Ma decine hanno vinto tutto.

Il voto mozzafiato degli angeli
indugia sulla tua testimonianza;
I folletti in zelante conciliabolo
tirano a sorte per la mia anima.


Rouge et noir

Per la storia

In siderale notte dicembrina
avvoltavi è la terra ausonia
il figlio d’Eritrea tanto atteso
LeTarik dai grandi occhi
scese come dal cielo, alfine.
Da umile ciglio etiope
hai attraversato il Mare
come Elio nella rinascita
il solstizio è la tua patria.
Piccolo orfano d’altipiano
e lontan dal crudo destino
ti presero il buon Gerardo
e la bianca sor Cassandra
dentro il popol prenestino.
Gioca, guarda, corri e ridi
cadute e rivolte, conquiste
è il tuo destino scoprire.
Il sole t’illumini sempre
sul sentiero della storia
per il nome destinato.