Intervista breve a un bombo

Il bombo, un calabronaceo con il corpo più grosso e tozzo dell’ape, è un pasticcione inetto che fa tutto in modo sbagliato, o quasi. Soprattutto s’impappina se qualcuno si rivolge a lui. Sentiamo la testimonianza direttamente dalle sue antenne: <<Una volta m’impappinavo per divertimento; andavo di qua e di là e mangiavo i fiori e i colori che mi capitavano sotto la ligula. E anche con le altre persone ero così: parlavo di tutto e di tutto avevo un bzopinione, quindi le ali erano allenate a vibrare versi armoniosi. Poi, chissà perché, negli anni ho preso l’abitudine al silenzio e ora nelle conversazioni tra più persone quello che faccio meglio è ascoltare mentre mangio il polline dei pomodori.>>

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Sabbia

Per spalare sabbia, serve coraggio, grinta, determinazione, soprattutto nei campi di prigionia, diceva Fehrkem, che non li aveva mai frequentati. Ai tempi di Kah il coraggio era chiamato Faccialibro, un dispositivo che col tempo diventò un parafulmine sociale, mentre nei campi l’unico alimento era il budino di mais. Bisognava stringere i denti se si voleva evitare l’Essenzialità Alternativa.

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Burla

Un cappero si divertiva come un monello: si tuffava in piscina e combinava una burla dietro l’altra ai suoi compagni, lasciando su di loro una forte impressione. Scappò dall’acqua come un forsennato e si rituffò; stavolta calò dall’alto una nube piatta che oscurò la luce, e si ritrovò prigioniero. Passarono mesi e il cappero burlone, insieme a molti altri che si trovavano in quella piscina, divenne triste perché non era più stato tuffato. Tempo dopo fu lasciato uscire, ma quel posto non era fresco come la sua piscina: anzi scottava e bruciava tutt’intorno alla pelle. All’improvviso una cupoletta grigia atterrò come un fulmine vicino al cappero, affondò sotto la sua corazza e lo sollevò di peso portandolo in un antro buio e umido insieme a quel terreno bianco e sassoso. Lì scomparve e non lasciò altra traccia. Ore dopo, risorse trasfigurato in un’unica soluzione solida insieme agli scogli bianchi, agli altri suoi compagni e a moltitudini di altri individui in una candida toilette per signore.

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Decantato

Quindi stavolta volevo chiamare la signora che diceva di volermi tanto bene, mi aveva esortato Giunone. Ma forse aveva dimenticato il telefono al piano di sopra, e lei era scesa in giardino a gustare la fresca brezza nel tramonto, oppure era distesa sul letto a riposare e non aveva sentito gli squilli perché si trovava in quella fase del sonno più profondo da cui… si era risvegliata all’improvviso e il mio telefono s’era illuminato. Forse la sua voce lontana pochi chilometri affettava appena la gentilezza di un tempo, quando ero nelle sue grazie laborali. Mi venne l’improvviso impulso di andare a visitarla nella villa in cui alloggiava ogni primavera. Le giornate passate nella sua piccola e confortevole auto grigia ad attendere che sbrigasse le commissioni più comuni e le più stravaganti, quelle non le avevo dimenticate; era inutile ora giustificarmi con debolezze corporali. Era tempo di ritrovare i suoi occhi che sviavano lo sguardo, i solchi sul suo viso affaticato dalle migliaia di sigarette, l’aristocratica e vellutata sintassi del suo linguaggio. Ora che erano libere dalla fatica fisica, potevo celebrare i giorni al suo servizio come una felicità cui ora non avrei mai voluto scampare: un passato d’oro a fianco di una signora del passato, la cui amorevole solitudine che aveva condiviso con me nei racconti delle sue vite passate mi mancava al presente come il conforto che solo una nonna può colmare.

Dash

Prima traduzione: trattino meno lineetta. Come frangersi contro uno scoglio facendo una corsa. Ma solo gli uomini possono scagliare qualcosa? O un pizzico di fortuna basta a far svanire l’occasione? Solo buttare giù un pezzo di pensiero guarisce la mente.

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