infinity nebula
Blogging, Diario

No longer a mere mortal

You’ve imbibed a special potion that makes you immortal.
Now that you’ve got forever, what changes will you make in
your life? How will you live life differently, knowing you’ll
always be around to be accountable for your actions?

I would travel the world, and I mean THE WHOLE world, by foot, day after day, until I see that every day, every place, every person is similar to the next; this will be the moment when tragedy strikes. I will not need money anymore because paying will not have meaning anymore. Life will be free, because if one does not mind passing time, one can’t put a price on it. It will be a damnation, the true horror, because there will be no ending to the cycle. Forever alive so forever in pain, immortality seems a lot like a neverending jail: one cannot escape, though one cannot be stopped by anything. Not even death, the ultimate power, can free you from pain, so you have to stop yourself somehow. But maybe pain will be more tolerable, because the memory of it, century after century will be forgotten. Memory itself will mean nothing anymore: and thus your identity will mean nothing, not even to you, you will be nothing but existence. Who would want immortality? Neverending life is not life. It is just a badly conceived fantasy.

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Poesia

Rosso e nero

Anima mia, ti riscuoterai mai?
Di casi come codesto
Centinaia hanno perso, certo,
Ma decine hanno vinto tutto.

Il voto mozzafiato degli angeli
indugia sulla tua testimonianza;
I folletti in zelante conciliabolo
tirano a sorte per la mia anima.


Rouge et noir

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E questo è tanto più vero quanto più difficile si fa la lettura. Come stiamo riscoprendo di recente, non è la quantità che fa la differenza, ma la qualità. Le ‘gare di lettura’ attuali non sono altro che l’equivalente intellettivo di un’abbuffata come ai pranzi di matrimonio. Pensate se ogni giorno mangiassimo la quantità di cibo che ingozziamo ai matrimoni; dopo tre giorni avremmo come minimo un rene bloccato. Ebbene, abbuffarsi di letture è lo stesso: la capacità intellettuale si raffina con l’estrarre lentamente e a piccole dosi quanto si legge. E soprattutto credo sia importante adottare una sorta di ‘dieta letteraria mediterranea’: diversificare il nostro cibo per lo spirito quanto più possibile. Leggere solo romanzi, o solo gialli, o solo fumetti, per quanto ci appassionino questi generi, non aiuta a stimolare la mente più di quanto mangiare sempre e solo pasta aiuti l’organismo a sostentarsi. Ripeto, in un caso è la salute fisica a rimetterci, nell’altro è la capacità di giudizio che manca di componenti base per reggersi autonomamente.

Proust Reader

Gary Gutting, a philosopher who contributes to the NYT blog The Stone, has written an insightful piece on what it means to read difficult literature. He explores the ideas behind our idea of “guilty pleasure” reading, a notion that depends on two assumptions: “that some books (and perhaps some genres) are objectively inferior to others and that “better” books are generally not very enjoyable.” He notes that the latter category generally includes Proust.

But many intelligent, widely-read people do not like Proust, so does that make literary tastes completely relative? Perhaps to a degree, but whatever genre we read we each have standards about who are the better writers. Gutting himself finds “In Search of Lost Time” “a magnificent probing of the nature of time and subjectivity…”. Others find Proust, Joyce, Eliot wilfully obscure.

The deeper question is why we find difficulty a barrier to reading. Many of us, after all…

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Diario, Reblog

Reblog: On Reading Difficult Literature

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Poesia, Reblog

Orphic Hymn to Aphrodite

Dearest

preghiamo e diciamo insieme: ‘Salvaci Afrodite, almeno tu’.

Ptolemais

Heavenly, smiling Aphrodite, praised in many hymns,
Sea-born, revered goddess of generation, you like the night-long revel,
And you couple lovers at night, O scheming mother of Necessity.
Everything comes from you; you have yoked the world and you control all three realms.
You give birth to all, to everything in heaven, upon fruitful earth,
And in the depths of the sea, O venerable companion of Bacchos.
You delight in festivities, O bride-like mother of the Erotes,
O persuasion whose joy is in the bed of love, secretive giver of grace,
Visible and invisible, lovely-tressed daughter of a noble father.


Bridal feast companion of the gods, sceptered she-wolf,
Beloved and man-loving giver of birth and of life,
With your maddening love-charms you yoke mortals,
And the many races of beasts to unbridled passion.
Come, O goddess born in Cyprus, whether you are on Olympos, O queen,
Exulting in the beauty…

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Diario

Paralipomeni a Lady Susan

prima decade di dicembre – negazione

Forse questo articolo non vedrà mai la luce perché a poco più di un mese dalle presunte sedute di laurea non conosco il mi0 destino accademico – se debba compiersi, interrompersi o sfumare semplicemente in un nugolo di carta straccia. A prescindere da tutto ciò, anzi proprio perché non so con certezza la finaccia che farò, voglio pubblicare almeno un lavoro che mi ha tenuto sulle spine e tolto il sonno da luglio a novembre: la mia tesi di laurea. Così, se mai mi trovassi a dover rinunciare al titolo, posso dire comunque di avere dispiegato tutte le mie forze per portare a termine qualcosa.

Parlando francamente: di tesi non ha altro che la forma, la sostanza invece non è altro che una lunga accozzaglia di fatti storici, linguistici e letterari presi a caso e messi insieme in modo ancora più casuale. Insomma, questa tesi è stata scritta soprattutto con l’obiettivo principale di uscire una volta per tutte dal giogo dell’università; nessuna sperimentazione o idea innovativa sta dietro l’intero scritto.

Ma come sono riuscito a dare un’apparenza logico-formale a questo caos? Ebbene, mi sono inventato una teoria secondo cui attingendo da un’oscura branca della pragmatica linguistica si possono analizzare opere letterarie (quindi prodotti di finzione) come se fossero testimonianze spontanee e non rielaborate secondo certi parametri. Sia chiaro che non ho assunto alcuna sostanza stupefacente per arrivare a congetturare uno schema tanto *sboppiace quanto inutile; vi sono arrivato solo attraverso la lettura di una quantità di studi accademici più o meno polverosi e dimenticati da dio scovati in silenziosi angoli di biblioteche reali e digitali. Un punto a favore di questo lavoro è stato infatti lo sviluppo di un accurato e dettagliato metodo di ricerca bibliografico, e scusate se è poco.

21 dicembre – rabbia

sto andando a prendere le correzioni della bozza, vediamo la sorte cosa ci riserverà; ma più che della sorte ho paura della relatrice.

11 gennaio – compromesso

seduto alla scrivania, ho ricevuto l’imprimatur dalla relatrice, indi per cui mercoledì stamperò la versione corretta della tesi e gliela consegnerò al ricevimento. la discussione si terrà tra 11 giorni precisi, il 22 gennaio a metà mattinata; la seduta dovrebbe cominciare alle 9 e io sono il settimo della lista. ma non ho ancora detto a nessuno che è stata fissata la data. penso che per l’annuncio al grande pubblico aspetterò mercoledì, dopo aver avuto conferma dalla professoressa in persona. ho un minimo dubbio che ancora tutto può andare storto. ma non posso confessarlo, no?

aggiornamento al 14 gennaio – depressione

finita la tragedia, la benedizione rassicurante della relatrice si materializza in queste parole: ‘ci vediamo il 22, adesso si rilassi e guardi la televisione’. Ah, ignorance is bliss. Tutti quei chilometri qua e là lungo la Nomentana, Via XXI aprile, Piazza Bologna, Via Carlo Fea e dentro le anguste e altissime finestrone che si aprono sul prato interno, per che fare? A che furono? Per chi ora valsero le interminabili code e fogli e firme e attese e risate e sguardi di traverso e intorbidimenti viscerali? Nulla ne rimane; sfugge il senso di tanto affanno.

venerdì 22 gennaio – accettazione

una mattina di ghiaccio e un nervosismo che non sono riuscito a controllare hanno caratterizzato tutta la mattina. prima che me ne rendessi conto ero fuori nel giardino di villa mirafiori a bere e attaccarmi alla bottiglia. per fortuna c’erano i miei amici (purtroppo non tutti) che cercavano come potevano di tirarmi su e tranquillizzarmi. ovviamente ora che sono tornato a casa, beatamente consapevole infine che non dovrò più ritornare in quel posto, ore di attesa e porte chiuse (metaforiche e non), sono più tranquillo. il mio giardino mi dà pace, ma è come se le nuvole sorridessero troppo, di un sorriso forzato, finto: il nichilismo che mi abbattè dopo aver finito la triennale si prepara di nuovo all’orizzonte.

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