Blogging, Diario

Vacanze

Assaporare le vacanze, qualunque cosa s’intenda con la parola, non è un’impresa troppo complicata in fondo: si tratta di riposo e meditazione, in sintesi, nevvero? Per quelli invece che hanno famiglia e figli sarà invece la vita di tutti i giorni spostata solo di alcune distanze verso una località di mare. (L’avete scelto voi di mettere su famiglia, no? avete voluto la bicicletta, e mo pedalate) (un’altra volta scriverò un rantolo sul totalitarismo di google che cercando un termine generico come vacanza, nel reparto immagini mostra per un bel pezzo solo immagini di spiagge assolate e donne con una certa conformazione fisica in costume).

Ma la vacanza viene dal lat. vacantia e in prima battuta designa quel periodo di inattività di una carica istituzionale o da un ruolo ufficiale poiché non vi è chi la ricopre. Solo successivamente è venuto a designare il periodo di riposo dal lavoro. Quindi se volete dare alla vacanza il suo significato originario, dovete dimettervi dalla carica di genitori, genitrici, mogli, mariti, amanti, amici figli, figlie e così via, e assaporare un periodo di libertà lontano da tutto e tutti, in completo eremitaggio; dire per esempio: “per una settimana non sono più tua madre, arrangiatevi” oppure “per una settimana non sono più tuo nonno, fatti dare la mancia dai tuoi amici”, e così via. Questa forse sarebbe una vacanza un po’ crudele, ma tutti per dieci giorni l’anno dovrebbero aver diritto di spogliarsi delle maschere in cui sono tenuti il resto dell’anno, e fare un po’ come caspita pare e piace. Invece no. I ruoli sociali rimangono anche in vacanza. Sono così fusi nella nostra personalità che non potremmo rinunciarci. Fanno parte della nostra identità. Immagino che allora anche spogliarsi di altri aspetti della propria identità, come quella di genere, non sia proprio facile. Così come non è da persona civile consigliare a qualcuno di smettere di fare il nonno, così non è da persona civile consigliare (nei migliori casi) a qualcuno di smettere di fare la checca, o vestirsi come cazzpita gli pare e piace, o truccarsi come cazzpita gli pare e piace. Spogliarsi dell’identità di genere (smettila di fare la checca, smettila di fare il maschiaccio) è tanto violento da imporre a qualcuno quanto spogliarsi dei panni sociali.

quotidianamente

Standard
Lettura

CollegaMenti #3

La storia di un progetto che racconta dei musulmani queer

come e perché segnalare i luoghi in cui è stata commessa violenza di genere

la differenza tra sex work e sfruttamento

che rapporto c’è tra essere e lavorare quando si parla di sesso e relazioni affettive?

Come fare cose in politica solo con le parole

gli errori del Titolo V della Costituzione

un altro punto di vista sul populismo microborghese

sull’etimologia di post-verità

lettura bonus – questa è una chicca:

https://www.nazioneindiana.com/2016/11/10/ti-mai-chiesto-perche-adesso-forse-puoi-capire-complottone-ii-la-vendetta/

Standard
Cronache, Lettura, Linguae

I generi dell’Italiano

Ho alcune cose da dire sul volumetto numero 4 della collana L’Italiano prodotta in collaborazione tra Repubblica e Accademia della Crusca. Mi ero avvicinato al titolo pieno di speranze: accidenti, oltre alla banale diade sindaco e sindaca, nel titolo c’è anche la dicitura ‘il linguaggio di genere’, perciò oltre ai generi maschile e femminile già preannunciati in copertina, ci sarà spazio per gli altri generi. Ebbene, fui amaramente deluso già dal primo paragrafo della prima pagina:

negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli appelli a evitare l’uso sessista della lingua e a far sì invece che essa diventi strumento di parità e di riconoscimento di uguali diritti fra donne e uomini [corsivo mio]

Con buona pace di chi non è né donna ne uomo insomma, ossia di coloro che non si riconoscono né nell’uno né nell’altro genere. E infatti in questo opuscolo non si parla di abolire le discriminazioni verso le identità di genere qualunque esse siano, ma solo verso l’identità sessuale femminile, come viene spiegato cinque righe dopo:

[il sessismo linguistico] definisce gli usi linguistici che risultano discriminanti in base al sesso

Eccoccuàh.

Se questi sono i paragrafi introduttivi possiamo ben immaginare dove va a parare il resto: la disamina è rivolta a mettere in luce le dissimmetrie linguistiche che hanno caratterizzato l’uso della lingua italiana fin dall’ottocento nei confronti delle donne sia nei mezzi di comunicazione di massa sia da parte delle istituzioni, che in realtà hanno cercato di migliorare la situazione, e per tutta la durata della ricognizione si prende a modello le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua di Alma Sabatini, deputata che nel 1987 fu patrocinata pr questo lavoro dalla commissione per le pari opportunità della Camera.

È chiaro dunque che in questo volumetto non si affronta il tema della discriminazione linguistica dell’identità di genere, ma solo verso una identità sessuale: siamo nella dicotomia uomo vs. donna, maschi contro femmine. Di identità di genere non si parla affatto. Per questo sono rimasto abbastanza deluso: non si tratta di altro che di un manualetto che vuole esaltare la politica linguistica della burocrazia amministrativa, la quale pian piano negli anni si è adeguata a un uso non discriminante della lingua nei confronti delle donne.

È bene precisare che non trovo nulla di male in questo, anzi: ogni passo verso l’abolizione delle discriminazioni è una conquista importante che va riconosciuta e celebrata; l’intento di mostrare un indirizzo non discriminatorio da parte delle istituzioni statali verso le donne non può essere altro che lodevole. Ma compiuti questi passi, ce ne sono molti altri da fare dal punto di vista linguistico: oltre le identità sessuali, esistono le identità di genere come quelle trans* – fatto che nell’opuscolo viene completamente disconosciuto – e anche queste meritano un riconoscimento linguistico e quindi culturale nello spazio della lingua italiana.

Il problema è che non esistono solo uomini e donne, e soprattutto la lingua non dovrebbe discriminare a prescindere dall’identità, che sia sessuale o di genere. Ma il mio pensiero è che la lingua italiana essendo così pesantemente dicotomica nella concettualizzazione dei generi, non è facile pensare al di fuori di questa dicotomia.

differenzafraidentitc3a0digenereespressionedigeneresessobiologicoeorientamentosessuale

Standard
Cronache, Diario, Reblog

Reblog: Trans Kids Not Necessarily Crazy

Extra! Extra! Read all about it! Trans Kids Found Not Crazy! Extra! Extra!

In America è successo che una piccola parte della comunità scientifica si è concentrata a studiare bambini transgender e le loro famiglie, ed è venuto fuori, udite udite, che dal punto di vista psicologico questi bambini non sono degli schizzati, non hanno alcuna turba o deviazione psicologica grave.

Udite udite, questa sì che è una notizia! I bambini con la loro fantasia e immaginazione sfrenata capiscono meglio degli adulti cosa è giusto per loro stessi! I bambini non sono pazzi, hanno solo meno recinti mentali di noi adulti! Woooow!

È commovente inoltre leggere il pensiero di questa mamma che dice:

Based on what I’ve witnessed, these “stunning” findings seem to validate what’s fairly self-evident to any parent who has interacted with this group of children.  But that doesn’t mean we don’t need the science to battle the bigots.  We do need it, badly.  I suppose I’m just saddened by the reminder that my child’s viability as a mentally healthy human being remains a matter of debate, an open question we still need science to settle.

Fonte: Trans Kids Not Necessarily Crazy

Con questa notizia carissimi spero di lasciarvi un lieto auspicio per il vostro futuro, in cui potrete non depilarvi o mettere il rossetto per far colpo sulla persona che vi fa battere il cuore. Lentamente, stiamo accettando che il binarismo di genere è solo una vecchia impalcatura fatta di vestiti e convenzioni sartoriali le cui giunture arrugginite cedono.

Spero che quando leggerete riderete della notizia almeno quanto ha fatto ridere me.

Standard
Cronache

È suonata la sveglia

Ci risiamo: di fronte alla realtà dei fatti, l’oscurantismo italiota ha ripreso a farsi sentire.

Come abbiamo saputo non senza un certo schifo, la regione lombardia – simbolo di un progressismo che si rivela spesso come elitismo – ha acceso il pirellone milanese con un messaggio francamente razzista, proprio perché il giorno dopo ci sarebbe stato un sit-in nelle piazze italiane per chiedere a gran voce i diritti civili. Nello stesso tempo, i cattointegralnazisti si lamentano dello spreco dei soldi pubblici per illuminare d’arcobaleno le facciate dei monumenti cittadini di mezza Italia, ma i soldi pubblici che finanziano l’ora di religione cattolica in uno stato che dovrebbe garantire laicità non sono mai in discussione; oppure denigrano tanto le unioni civili e l’utero in affitto ma sostengono che lo stupro di un minore è meno grave di un aborto. Mh, c’è qualquadra che non cosa. Per fortuna le reazioni satiriche dei social come Twitter e Facebook non si sono fatte attendere, perché di fronte all’ottusità di gente che vorrebbe la donna in cucina e sottomessa non c’è da fare altro che mettersi a ridere.

La mia esperienza: io e i miei amici eravamo invece al Pantheon che partecipavamo a una giornata di speranza collettiva, consapevoli che esistono due società contrapposte dentro l’Italia, una cattonazista che di giorno grida al Family Day e di notte compra sesso dai tanto infamati (sempre da loro) sex-worker, l’altra consapevolmente a favore della storia: Napoli, Palermo, Perugia e tante altre piazze italiane gridavano a gran voce il riconoscimento giuridico di ciò che già abbiamo scritto nella Costituzione. Eppure, eppure.

Nota personale: a dir la verità, sebbene la piazza fosse piena non ho avvertito un gran coinvolgimento emotivo. Somigliava più al punto di arrivo in un percorso da gay pride qualunque; non sono contrario ai Pride ovviamente, solo che a quelli cui ho partecipato negli anni precedenti mancavano di contenuti: se insieme alla gioia della sfilata e della musica e dei colori ci fossero anche programmi d’azione politica di un certo spessore, allora sì sarebbe tutta un’altra musica.

Come cantavano gli Inti-Illimani: el pueblo unido jamás será vencido. Questo mi auguro per il futuro bene degli italiani, immigrati, cittadini, irregolari, transessuali, extracomunitari, single, zitelli e fecondati in vitro.

Bilancio totale: oggi siamo in piazza e siamo tanti, stufi di essere trattati come la merda.

Standard