Musica

Melodì: Chopin #3

 

Ogni nome di ognuno di questi Studi mi sussurra qualcosa all’orecchio, anzi, meglio, mi trasporta in uno di quei cosiddetti paesaggi sonori, la cui sensazione è difficile da descrivere perché ufficialmente le parole si possono associare alla musica solo dopo minuziosa e ordinatissima riflessione. Ma per quanto mi riguarda, al momento non mi interessa imbastire un discorso sistematico metrico o armonico; vorrei piuttosto regolarmi come un bambino che per la prima volta si trova di fronte a questi brani. Che cosa sente il me settenne quando la Cascata ha appena il tempo di aprire che già arriva l’anonimo in Fa minore ricoprendo di mistero la scena clou di un thriller, o quello in La bemolle che sente a suo agio come apertura di un ballo ottocentesco di fidanzamento tra due principi?

Ebbene lo confesso, sarò romantico in più di un senso, ma al mio orecchio – anzi alla mia impressione – questo rappresentano gli Studi di Chopin: hanno un andamento melodico idiomatico; e nel loro idioma è così vagamente simbolio che raccontano l’ascoltatore e quello che si agita dentro il suo mondo immaginario e inesauribile accogliendo le suggestioni più improbabili – proprio come io ho appena immaginato un periodo storico in cui due uomini nobili avrebbero potuto sposarsi. Ogni Studio può essere perciò una favola che non abbiamo mai avuto il coraggio di raccontarci.

Per le precedenti puntate su Chopin:
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Melodì: Studi

tecne perfragili
toccano corde, legno, metallo
tradiscon l’effimero vento

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