Dolce aria

l’aria è calda anche all’ombra di questo alberello, sotto cui si posa un venticello dolce e il profumo dei fiori di malva. sorge allora la voglia di poesia, anche in un’ora scarsa come quella del pranzo concesso. libero non fui mai, ma la gabbia si è ristretta. ma con la possibilità di annusare l’aria, anche lungo questa strada quasi abbandonata, respiro meglio.

Figaro in concerto, e altre bellezze

Ohibò, quale sventura causa l’innocenza d’amare!

Dapprima incerto, sono stato convinto dal fato ad assistere a una recita-concerto delle Nozze di Figaro nella sala da ballo di un centro sociale anziani molto signorile affacciato sulla via principale a nord della capitale. Il concerto è durato un paio d’ore, poiché dell’opera è stata proposta una selezione delle arie principali. Bravi gli interpreti, soprattutto la mezzosoprano nel ruolo di Cherubino, gioiello del gruppo insieme a Don Basilio, interpretato da un tenore per cui ho una predilezione particolare.

Cronaca di un successo annunciato: dopo la recita è stato offerto un piccolo ma elegante rinfresco – anzi rincaldo – con un piatto di penne all’arrabbiata, che hanno sparso nella vasta sala un profumo di cucina romana insuperabile; dopo gli afflati dei cantanti, un piatto di pasta estemporaneo è sempre un’ottima idea. Inoltre ho potuto finalmente dare un volto tangibile alla persona dietro Don Basilio, e sono stupito con quanto poco disagio ho affrontato la conversazione. Temevo di riuscire impacciato, ma forse sono riuscito a dimostrarmi più estroverso del necessario; trovandomi a discorrere con lui appena conclusa una recita nella quale ha dato un’eccellente prova della sua arte, è difficile non farsi coinvolgere dall’emozione e evitare di cercare di piacere a questo dio sceso dall’olimpo che ci ha concesso la benevolenza di cantare per noi con tanto  sentimento e in modo così perfetto.

Avrei potuto ascoltare tutta la recita cantata solo da lui. Sarò già caduto preda nelle maglie di un amore come quelli nelle poesie di Baudelaire? Oppure sarà stata l’atmosfera rarefatta di una casualità mondana trasformatasi in piacere puro?

Aria sporca

 


Sull’orizzonte la linea del fumo

è sporco il sole che cala

lascia una scia rossa, sguaiata

Quel periodo dell’anno

La mia prima moretta, e il risultato è ottimo! Niente guarnizioni e abbellimenti qui – sono del tutto contrario all’estetica culinaria, quegli artifizi e orpelli e modi architettonici di disporre del cibo per farne quadri e monumenti estremamente labili che inoltre spesso comportano l’aggiunta di additivi e coloranti e conservanti a dir poco nocivi  – solo una buona vecchia ricetta ripescata dal fondo del cassetto e qualche spruzzata di panna nel mezzo.

D’altra parte si sta avvicinando quella stagione dell’anno quindi tutto ciò che esce dal forno fumante e profumato è come un caldo abbraccio, un dono prezioso.

E come se non bastasse, oggi è uscita in streaming una miniserie revival di Gilmore Girls, la prima delle quali è guarda caso ambientata in inverno. Certo, non attenderò le altre stagioni per vedere le restanti puntate, ma è bello vedere che prima o poi il passato ritorna.

Sfida foto: Quel periodo dell’anno

Reblog: On Reading Difficult Literature

E questo è tanto più vero quanto più difficile si fa la lettura. Come stiamo riscoprendo di recente, non è la quantità che fa la differenza, ma la qualità. Le ‘gare di lettura’ attuali non sono altro che l’equivalente intellettivo di un’abbuffata come ai pranzi di matrimonio. Pensate se ogni giorno mangiassimo la quantità di cibo che ingozziamo ai matrimoni; dopo tre giorni avremmo come minimo un rene bloccato. Ebbene, abbuffarsi di letture è lo stesso: la capacità intellettuale si raffina con l’estrarre lentamente e a piccole dosi quanto si legge. E soprattutto credo sia importante adottare una sorta di ‘dieta letteraria mediterranea’: diversificare il nostro cibo per lo spirito quanto più possibile. Leggere solo romanzi, o solo gialli, o solo fumetti, per quanto ci appassionino questi generi, non aiuta a stimolare la mente più di quanto mangiare sempre e solo pasta aiuti l’organismo a sostentarsi. Ripeto, in un caso è la salute fisica a rimetterci, nell’altro è la capacità di giudizio che manca di componenti base per reggersi autonomamente.

Proust Reader

Gary Gutting, a philosopher who contributes to the NYT blog The Stone, has written an insightful piece on what it means to read difficult literature. He explores the ideas behind our idea of “guilty pleasure” reading, a notion that depends on two assumptions: “that some books (and perhaps some genres) are objectively inferior to others and that “better” books are generally not very enjoyable.” He notes that the latter category generally includes Proust.

But many intelligent, widely-read people do not like Proust, so does that make literary tastes completely relative? Perhaps to a degree, but whatever genre we read we each have standards about who are the better writers. Gutting himself finds “In Search of Lost Time” “a magnificent probing of the nature of time and subjectivity…”. Others find Proust, Joyce, Eliot wilfully obscure.

The deeper question is why we find difficulty a barrier to reading. Many of us, after all…

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